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Soggetto da Bar

Fa male, lo so. Sono stupido. E’ tardi e dovrei sicuramente andare a letto. Ma mi manca. Mi si contorce il fegato e la mente assapora già il suo sporco profumo. Mi rimetto le scarpe ma senza calze, tanto torno subito. Penso. E’ questione di un’ attimo. Non ce la faccio a resistere. Bar 84, chiuso, Bar Vittoria, chiuso. Forse la Stazione. Chiusa, deserta. Siamo rimasti in pochi, la maggior parte della gente ne è uscita fuori o non ci è mai entrata. Hanno capito che è da idioti e che si vive meglio senza. Anzi, si vive di più. Va bene, lo so e anche io riuscirò a farne a meno. Ma non questa notte. Boccheggio la fragranza con l’ immaginazione e ogni bar che trovo serrato mi si accanisce di più la voglia, mi si accentua il desiderio. Il buio delle strade mi acuzia la vista. Bar Texas, finalmente, lo sapevo, questo è il bar della sopravvivenza, non chiude quasi mai. Ricovero dei disperati, comunità dei dissociati, punto di incontro di chi è solo e di chi vuole essere solo. Fontana inesauribile di chi etileggia il corpo per goderne dei vapori nella mente. ” Spirito ” nello spirito. Non fare lo stupido, non sei affatto spiritoso ( insisto ) entra subito, in fondo sei come loro. Schiavo e guerriero in una guerra che ti avrà come vittima. Se non la smetti.
Entro e il mio sguardo va dritto allo scaffale dei tabacchi. Il cameriere è anche il padrone, sta seduto a guardare sky. A quest’ ora qualsiasi partita di qualsiasi squadra di qualsiasi nazione o città per qualsiasi titolo può essere più interessante da guardare che non lo spettacolo offerto dagli avventori, appassiti dall’ ora e dai bicchieri, dislocati a casaccio nell’ angusto spazio del bar che ancora resiste alla chiusura nonostante la montagna di tazzine e pinte ammucchiate dentro il lavandino e sommersi da un coktail brodoso di avanzi di caffè, amari, birre e quant’ altro possa offendere un fegato sano e volenteroso. Sulla brodaglia un filo di acqua arriva a cascata dal rubinetto che perde. Da sempre. In un posto dove tutti perdono qualcosa. Lo dimostra la miriade di grattaevinci sparsi sul pavimento come foglie in un autunno di speranze mancate e le schedine accatastate un po’ dappertutto, nel brusco, sui tavoli, sul bancone. Qualcuno dentro si sente che gioca ancora a carte. Anche lui perde.
Si riconoscono nei bar personaggi e soggetti analoghi che lo caratterizzano dovunque e sempre. C’ è quello che dorme, anzi che fa finta. Sarebbe capace di iniziare un qualsiasi discorso su un qualsiasi argomento se solo qualcuno gli accennasse un’ invito a discorrere. Arriverebbe a spiegarti del perché l’ Italia non funziona e di chi è la colpa e lo farebbe aggiornandoti minuziosamente sulla attuale posizione in classifica del Milan e del suo presidente. Concluderebbe dicendo che in fondo fa tutto schifo, Bush è d’accordo con Bin Laden e poi ti inviterebbe a bere. C’ è inoltre quello che non la pensa come te, e lo riconosci perché appena sei entrato nel bar ti ha individuato e seguito con il suo sguardo. Ti ride e ti saluta come se aveste fatto il militare assieme. E’ questa la sua trappola mortale per invitarti a parlare con lui e per poi interromperti subito con il suo storico: ” vedi… il problema è un’ altro… ” e te lo spiega sottolineandoti che non hai capito un c… . C’ è perfino chi sta concludendo la sua ultima telefonata al cellulare e tutto lascia presagire che sia una conversazione intima. La sua posizione, il tono della sua voce, il colore del suo volto e il suo contorcersi toccandosi disperatamente incurante del soffuso un’ universo che lo circonda.
Malboro Light, per favore. Senza nemmeno girarsi per controllare nello scaffale, subito e meccanicamente mi risponde ” finite “.
Azz! E adesso? ” Ci sono le rosse ” incalza. No, grazie, non mi piacciono. Torno un’ attimo indietro e mi metto a guardare la Tv ma non la vedo. Cavolo che sfiga. Penso. Io non riesco a fumare altro. E’ questione di abitudine. Chi non fuma non può capire. Si riesce a tradire la fidanzata, la moglie, un amico, un’ ideale, ma la propria sigaretta no. Per quella si rimane fedeli fino alla morte. E la morte ti sarà fedele perché arriverà. Sono cose intimamente collegate.
Saluto senza ottenere nessuna risposta e decido di tornare a casa. Deluso.
Ma il tizio del cellulare, l’ amante notturno contorsionista, ha appena finito la sua telefonata hard e lo vedo uscire dal bar, davanti a me, che scarta un pacchetto nuovo di Malboro Light e se ne tira una con la stessa soddisfazione di chi ha appena finito il suo ” Ultimo tango a Parigi “. Per un’ attimo ingoio la scena come una coincidente provocazione, addirittura ingiusta e cattiva ma subito vengo avvolto dalla ovattata e profumata nuvola di fumo che il tizio soffia fuori dalla bocca con basso sibilo dopo averne espropriato il giusto quantitativo di catrame e nicotina. La contaminazione che ne subisco è totale. Riconosco la fragranza della mia bionda amica e fedele. Assaporo il suo odore familiare. E tutto il mio organismo si muta. Lo guardo, lui mi guarda. Rido, assumendo un’ espressione che va dall’ ebete demenziale al dissociato emarginato, lui risponde al sorriso con una faccia ancora più espressiva simile a quella dello sgombro appena pescato: occhi gradi e lucidi immobili di chi si sente padrone del mondo. Aveva intuito che ero alla sua mercè e ne godeva. Mi avvicino. Ciao. Ciao, risponde. Stasera è fresco. Già, fa lui, di chi attende il suo pollo al varco. Mi faccio coraggio. Senti, ho girato tutta la città, e non sono riuscito a trovare le mie sigarette… Mi interrompe con una risata afona e comprensiva di chi già sa tutto e capisce tutto. Tira fuori il pacchetto e me ne offre una immediatamente seguita dall’ accendino che mi scoppia davanti illuminando metà del suo viso similgitano corazzato da cicatrici di battaglie e rughe giovanili di chi lavora sempre di notte, e mi presenta il conto: ” Io non resto mai senza sigarette… e senza donne. Ho conosciuto una tipa questa sera che mi ha fatto un lavoro… ” Le prime tre boccate consecutive mi inebriano immediatamente e mi ridanno fiducia del mondo. E mentre mi gusto quella sigaretta con tutta l’ intensità possibile di chi si sente finalmente in salvo, per riconoscenza lo ascolto interessato mentre straparla entusiasta della sua filosofia di vita e i suoi successi.
Seguirono diversi altri discorsi e altre sigarette. Alle cinque era giorno e andai a casa. Presi atto ufficialmente di essere diventato un soggetto da bar. Ma almeno l’ aria che respiravo era fresca.

18/07/07 Ivaldo Rulli