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Frutti maturi

Tutti in fila, seduti, penna in mano, ciascuno il suo banco, ciascuno il suo spazio. Ma gli occhi sono vicini, cercano contatti, si incrociano. E si suda, sul collo, sotto le ascelle e lì dove il corpo si appiattisce mollemente per poggiarsi. Poi lo sguardo scivola appena sui nomi che brillano dai titoli del compito, senza dilungarsi sul serio, per scegliere.
Manzoni, la persona umana e la sua moralità. Illuso. Leopardi, la sofferenza come benessere. Che cazzata… Foscolo, furbo interprete della vita. Scopatore, triste per atteggiamento ma la sapeva lunga. Si avverte lo scricchiolio delle biro strette nella morsa tra i denti. Ci si sente nudi, senza cellulare, requisiti all’ ingresso unitamente alle altre speranze. Si suda. Fa caldo. Si sbuffa. Ma è mai possibile che si devono fare gli esami di maturità proprio in coincidenza con le giornate più calde dell’ estate? Stronzi. Maniaci.
I passi del prof con i baffi e pizzo ( solitamente i più rigidi ) si susseguono nel tragitto lineare che emerge tra le due file di banchi in un andare e rivieni regolare e monotono e scandiscono il tempo mai così fermo come adesso. Butta sguardi dovunque, a volte si china anche per ispezionare sotto i banchi. Imbecille. La tentazione è di dargli un calcio in culo. Rido. Della Rocca dall’ altra fila ride anche lui, mi ha capito a volo. A volte la complicità è intuito, intelligenza ma soprattutto necessità.
Ho voglia di fumare, sento caldo, ho sete. Qualcuno scrive, ininterrottamente. Che cavolo scrive? Dalle cattedre i professori e il presidente conversano sottovoce per non infastidirci ma ci riescono benissimo con il loro silenziosi discorsi conditi con tremendi sibili di esse scandite in sordina ma sparati con violenti e ripetuti soffi, unitamente alle loro gestualità che risultano più fragorose dei rumori soprattutto perché li fanno sembrare sofferenti e goffi come degli spastici asincroni che hanno difficoltà a trasmettere. Mi metto nervoso. Non ho scritto una minchia. Anche Mazzanti scrive, di furia. Che cavolo avrà da scrivere.
Fa caldo. Sono venuto in moto. Che bella la moto che ti fa il vento. Sono le tredici, Lambertini ha consegnato già. Suo padre insegna e lui è un secchione. Molto sfigato con le donne ma riesce a godere come godeva Leopardi. Questo potrei scriverlo sul compito. Rido.
Della Rocca annuisce e di nuovo intuisce. Ho poco tempo ancora, devo scrivere qualcosa anche io.
Vediamo: Innanzitutto questa scuola è tossica. Centro di smistamento di droghe leggere e pesanti per uso proprio, promiscuo e familiare. ( E non dite che non lo sapete sennò mi inc…!!!) Il Ministro della Pubblica Istruzione gestisce quindi il più grande mercato di stupefacenti nazionale con un giro di affari pari a due volte una finanziaria dello stato. Chiunque voglia verificare può farlo. Il mercato, aperto a tutti, è non-stop.
Gli alunni possono essere bocciati sempre e comunque, i professori invece no. Il mio prof di lingua straniera non sa parlare nemmeno l’ italiano. E nessuno lo boccia. Anzi, lo pagano ogni mese, da più di venti anni. Per questo prenderà anche una pensione che noi non vedremo mai.
Con l’ avvento della telematica, ed internet accessibile ormai a tutti, non si capisce perché ogni anno le scuole della nostra nazione sostituiscono i testi con testi nuovi ma comunque identici ai precedenti con un giro di affari… che ve lo dico affà! Di svariati milioni di euro, estorti dalle tasche delle nostre famiglie già dissanguate.
Casi di strip- tease in classe, pedofilia nelle scuole, violenze sessuali e di intolleranza razziale e civile coinvolgono oramai tutti senza esclusione alcuna ne giustificazioni e unitamente ad atti di vandalismo spietati e di spicciola violenza vengono continuamente immortalati dai cellulari e inviati in reti telematiche che li pubblicizzano in tutto il mondo dando alla nostra scuola l’ immagine che le compete.
La scuola inoltre è insufficiente e truffaldina. Non è matura per darci la maturità. Non è garante di un posto di lavoro nemmeno e soprattutto dopo un titolo di laurea.
Concludendo, secondo Manzoni tutto questo è un’ oltraggio alla moralità e alla dignità dell’ essere umano, per Leopardi invece è puro sadismo cosmico ben lontano dallo stesso suo pessimismo e per Foscolo infine è l’ apoteosi dell’ espressione stessa della cultura. Firmo.
Vado in bagno. Butto tutto quello che ho scritto nella tazza e tiro lo sciacquone. Meglio non lasciare traccia altrimenti addio maturità. Eggià, Chi scrive queste cose non può essere giudicato maturo. Ho la vescica svuotata dalla abbondante sudorazione ma sono al bagno per fumarmi una bella sigaretta. E per prendermi il foglio che Licata mi ha lasciato nascosto dietro il termosifone. C’è! Sono salvo. Massimo è un grande. Amico mio.
Copio, zavorro un po’ per allungare il brodo e poi rileggo. Quindi consegno.
Saluto la commissione, che mi restituisce il mio Nokia, esco, respiro il sole, salgo in sella e parto veloce. Il tempo maturerà i suoi frutti.
Ivaldo Rulli